Backstage
FEISBUM! (a vederlo da dentro)
La porta (attenzione! accompagnatela piano piano se no si chiude e tocca bussare sul vetro e farsi aprire da qualcuno che è già impegnatissimo) la porta dunque, si apre su una stanza ampia sì, ma non certo abbastanza da contenere il mondo. Eppure un mondo, lì, si agita con impeto ed incredibile grazia. Giovedì 29 gennaio 2009. Pomeriggio. Il cast, alla formazione del quale ho contribuito, è chiuso. Così mi concedo il tempo per uno sguardo d’insieme dal gradino davanti alla porta, appena rientrata da una pausa in esterno/sigaretta.
Nemmeno la fabbrica di Babbo Natale il pomeriggio del 24 dicembre può regalare un simile spettacolo. La stanza è in febbrile attività ed è stipata con un sapiente e fantasioso utilizzo dello spazio: poiché le sedie sono in numero nettamente inferiore a quello necessario, i pochi fortunati che le occupano se le tengono strette. Coi gomiti piantati sulla scrivania, la testa bassa sui monitor, lavorano al computer. Sono i veterani, coloro che hanno sviluppato un’invidiabile capacità di concentrazione riuscendo ad escludere il vociare, i telefoni che squillano incessantemente, le involontarie gomitate che arrivano nella schiena. Nella stanza infatti c’è un incredibile numero di persone in movimento perpetuo che chiede “scusami, posso passare?” “Prego, prego” (del resto, se ad ogni scrivania ci sono seduti almeno in quattro, più un paio appollaiati sopra, i gradini sono tutti presi da quelli coi portatili sulle ginocchia, dove sedersi?) Ma oggi sono arrivati gli scatoloni, che come scaffali e sedili vanno benissimo. Un po’ meno le cassette del prontosoccorso, le 7 macchine del caffè, un numero spropositato di computers... I cappotti però possono essere ordinatamente messi sull’attaccapanni (che ogni tanto cade e fa saltare la corrente, ma pazienza). Fortunatamente poi, i cellulari dentro non prendono, così qualcuno che sta fuori a telefonare c’à sempre e la stanza si libera a rotazione di quei tre-quattro che davvero non si saprebbe dove mettere.
In pochi metriquadri: registi, direttori di produzione, attrici, runners, il signor Roberto, aiuto-registi, trans, assistenti alla regia, tecnici dei condizionatori in bilico sulla scala, una bambina, ancora attori, costumiste, fonici... meno male che l’elefante della Luchetti hanno deciso di lasciarlo al circo.
Il tempo si dilata magicamente: un giorno sembrano cinque. Ma per fortuna sopravvive una certezza: la sigaretta tra le labbra di Paola che ieratica batte incessantemente al computer. Sono le 18.00 meno tre. (Il signor Roberto sta per andare via e si fuma dentro!)
Nella dependance del raffinato ristorante di fronte, le prove costume vanno a ritmi che nemmeno Brachetti saprebbe sostenere, mentre il regista di turno lavora con gli attori: “Scusate, se parliamo tutti piano, mentre lui si cambia, lui fa la prova capelli, noi proveremmo le battute...”
Ogni tanto Marco Scaffardi appare sulla porta della sua stanza per affacciarsi sul mondo che ha creato, sempre con un sorriso grande.
E la stanza di Marco, ampia e silenziosa, si intravede come miraggio di pace ed efficienza. Ne sono certa, ognuno sogna segretamente la scrivania di Erica!
C’è da fare per tutti e tutti tutto fanno. E bene e collaborando e aiutando.
C’è qualcuno che alla festa di domenica è già stato invitato tre volte o salutato altrettante mentre va via... perché un’atmosfera così calda e cordiale, in uno sforzo lavorativo così intenso, io non l’ho mai vista. E nemmeno così tanti sorrisi.
Come in una centrifuga, ho passato la prima settimana a chiedere di continuo : “Tu, chi sei?”. Del resto, 7 registi per 7 troupe, per 60 attori per una settimana fa?
FEIS-BUM!
Sono proprio contenta di aver fatto parte di quest’ avventura. Grazie a tutti voi.
Laura de Strobel
